Comprendere le anomalie termiche: il nuovo rapporto sul clima globale
L'agenzia statunitense NOAA ha registrato temperature record per gli oceani a settembre 2026. Ecco cosa indicano questi numeri complessi.

Il 9 ottobre 2026, l'agenzia scientifica statunitense NOAA ha pubblicato il suo rapporto mensile sul clima mondiale. Lo studio indica che il mese di settembre 2026 è stato il secondo settembre più caldo mai registrato a livello globale, posizionandosi subito dopo il record stabilito nel settembre 2023. Inoltre, considerando l'intero periodo da gennaio a settembre 2026, i primi nove mesi dell'anno risultano i secondi più caldi nella serie storica, dietro soltanto al 2024. Oltre a ciò, l'estensione del ghiaccio marino globale è rimasta sotto la media.
Per interpretare correttamente questi dati, è essenziale comprendere il concetto scientifico di anomalia. Un'anomalia termica non misura la temperatura assoluta partendo da zero gradi, ma calcola la differenza rispetto a una media storica di riferimento. Secondo il rapporto, la superficie terrestre e oceanica combinata ha mostrato un'anomalia di 1,33 °C sopra la media del ventesimo secolo. La superficie oceanica globale ha raggiunto un valore straordinario, con 1,10 °C sopra la sua media: si tratta della più alta anomalia mai registrata per gli oceani in qualsiasi mese della storia delle rilevazioni.
Gli esperti della NOAA collegano questo calore eccezionale nell'Oceano Pacifico alla persistenza delle condizioni di El Niño. Questo fenomeno naturale influenza i movimenti del calore marino, portando a picchi temporanei delle temperature delle acque superficiali.
Tuttavia, questi risultati richiedono cautela per evitare interpretazioni errate. Una media globale raccoglie misurazioni provenienti da tutto il pianeta; pertanto, non significa che ogni singola città o regione sperimenti contemporaneamente lo stesso clima caldo. Inoltre, il confronto con la media del ventesimo secolo utilizzato dalla NOAA è un parametro diverso rispetto al periodo preindustriale impiegato negli obiettivi climatici internazionali. I dati descrivono condizioni già avvenute e non rappresentano una previsione meteorologica locale per i prossimi giorni.